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Posts Tagged ‘einaudi’

Qualche post fa, mi sono occupata del nuovo libro di Murakami, previsto per aprile 2011, la cui uscita è stata però anticipata al novembre 2010.  Il titolo ufficiale della raccolta di racconti sarà I salici ciechi e la donna addormentata (Einaudi, pp. 380, € 21).
Questa la presentazione dell’editore:

Un dettaglio banale o un caso fortuito può far precipitare i protagonisti di queste storie in una misteriosa malinconia,  come se in un gesto imprevisto indovinassero il lato oscuro, o forse magico, che la quotidianità nasconde. Alcuni, come il protagonista del Settimo uomo, cercano di superare, dopo molti anni, la perdita del loro migliore amico, altri sentono il bisogno di attraversare il giardino zoologico nei giorni in cui soffia un forte vento. Preparare da mangiare può essere una scusa perfetta per ignorare i problemi degli altri, come nell’Anno degli spaghetti; ma a volte è la dura realtà quella che si impone, è il caso della madre che in Hanalai Bay va a riprendersi il corpo del figlio surfista morto per l’attacco di uno squalo. Maestro nella creazione di atmosfere, Murakami introduce in queste storie non solo elementi fantastici e onirici, nei quali miscela con calcolata ambiguità il sonno e la veglia; ma, soprattutto, dà vita a personaggi indimenticabili, messi di fronte al dolore, all’amore, alla sessualità, vinti dalla bellezza o bisognosi di affetto e che nella loro vulnerabilità riconosciamo come nostri simili, nostri contemporanei.

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Talvolta, mi capita di prendere un libro in mano soltanto per il titolo; in particolare, ho un debole per tutti quelli che contengono la parola <<estate>>. Il volume di oggi, dunque, non poteva non attrarre la mia attenzione: si chiama infatti Una promessa d’estate (Einaudi, pp. 98, € 9,50), ed è frutto della penna dello scrittore transessuale Fujino Chiya. Ecco la presentazione dell’opera, vincitrice del premio Akutagawa:

Una coppia di omosessuali che non nascondono la loro relazione, una transessuale e il suo piccolo cane, una varietà di personaggi posti ai margini di una società tradizionale e maschilista come quella giapponese: il romanzo di Fujino Chiya dà forma e consistenza a un mondo che fa della diversità uno stile di vita, oltre ogni conformismo e pregiudizio. Il tutto con una scrittura semplice e lieve, per nulla naïf, che ha fatto salutare questo romanzo breve come una delle prove più riuscite della nuova letteratura giapponese.
Matsui Maruo, impiegato in una ditta, e Hikaru, redattore freelance, sono due giovani vicini alla trentina, legati da una salda relazione e intenzionati ad andare a vivere insieme. Intorno a loro si muove una serie di personaggi – un’estetista transessuale, alcune donne rigorosamente single – accomunati da una diversità che nel Giappone contemporaneo non li esclude più dalla società come un tempo, ma che tuttavia ancora oggi li confina ai margini, in una sorta di limbo che Fujino Chiya descrive con profonda sensibilità e assoluta mancanza di enfasi. La naturalezza con cui i due protagonisti vivono il loro amore non produce scontri violenti, ma la loro quotidianità è punteggiata da tanti piccoli episodi di intolleranza che li portano a misurarsi con se stessi e con gli altri. Insulti ricevuti da ragazzini, scritte derisorie nei bagni della ditta, racconti di ferite d’infanzia segnano così la loro esperienza, dove anche il semplice fatto di camminare per strada tenendosi per mano diventa una conquista. E sullo sfondo, a unire tutti quanti, c’è la promessa di andare insieme in campeggio, d’estate: un appuntamento più volte rinviato e che rimane sospeso come la speranza di una nuova vita.

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La notizia rallegrerà certamente chi desidera fare scorta di volumi per l’estate: le librerie ed il sito Feltrinelli oggi e domani scontano del 35% volumi di alcune collane dell’omonima casa editrice e della Einaudi.
Questo significa che potrete trovare a prezzo ridotto molti libri di Mishima, Yoshimoto, Murakami, Kawabata, Tanizaki, etc.
Vi è poi un’ulteriore promozione sui testi della Tea, ridotti del 40%: tra i più celebri, possiamo ricordare Memorie di una geisha e i resoconti asiatici di Tiziano Terzani.
Buoni acquisti.

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Dopo il Giappone delle donne, sta per arrivare nelle nostre librerie un nuovo volume firmato da Antonietta Pastore, in cui racconta l’esser donna oggi in Giappone. Leggero il passo sui tatami (Einaudi, 2010, pp. 192, 13,50 €) – questo il delicato titolo – si presenta, infatti, come un incontro vissuto col Sol Levante in prima persona, giorno dopo giorno, anno dopo anno, con la curiosità e, allo stesso tempo, gli indugi di uno sguardo straniero.
Questa la recensione nel sito dell’editore:

«Ma non si stancano mai questi giapponesi, mi viene a volte da pensare, di controllare sempre ogni gesto e fare tante cerimonie? Di non dire mai una parola di troppo, non mangiare per la strada, mettere la mascherina quando sono raffreddati, sorridere di continuo, inchinarsi in ogni momento?»

Quando vi offrono il tè, i giapponesi pongono la tazza non al centro del vassoio, «ma un po’ di lato, in un punto intuitivamente calcolato in modo da creare un equilibrio ben più originale e poetico di quello che imporrebbe l’estetica occidentale, banalmente basata sulla simmetria». Ma come si concilia tanta finezza con le musichette assordanti nei luoghi pubblici e le ragazze in uniforme che si inchinano come automi, all’ingresso dei grandi magazzini, per dare il benvenuto a clienti che le ignorano?
Nel corso di sedici anni di vita in Giappone, la fascinazione iniziale per la raffinatezza del gusto, la soavità dei gesti femminili, la discrezione e la delicatezza delle persone lascia così il posto al fastidio per l’apparente ipocrisia, la formalità e la rigidità dei giapponesi.
Ma il percorso dell’autrice, e del lettore, segue un doppio movimento.
A poco a poco, infatti, il sospetto di non aver capito fino in fondo i meccanismi di questa società, di non averne colto l’essenza, si fa strada. E allora Antonietta Pastore mette in discussione i suoi parametri interpretativi e comportamentali: quelli propri di noi occidentali.
Storie minime, spesso divertenti, compongono il racconto di questo libro curioso: l’intimità forzata durante un fine settimana in montagna con i colleghi, il ricorso di un uomo a una veggente per trovare l’anima gemella, una serata danzante tutt’altro che voluttuosa, la gentilezza un po’ invadente di un venditore al castello di Hikone…
Anche grazie alla letteratura giapponese e all’apprendimento degli ideogrammi, l’autrice si cimenta nella comprensione di una cultura piena di contraddizioni, «sofisticata e al tempo stesso provinciale, ipertecnologica ma per certi versi arretrata, ipocrita eppure onesta».
Arrivando alla definitiva consapevolezza che si tratta davvero di un mondo particolare, fuori da tutti i luoghi comuni, a cui non si può che tentare di avvicinarsi all’infinito.
E in questo avvicinamento Antonietta Pastore ci accompagna generosa, con la limpidezza della scrittura e la delicatezza del suo sguardo sulle cose, su quei particolari capaci di illuminare improvvisamente l’insieme.

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Chiedo scusa agli appassionati di Murakami Haruki, ma pubblico solo oggi le notizie relative al suo ultimo romanzo, uscito in Giappone a maggio: non amando particolarmente questo scrittore, non lo seguo con assiduità.
Il libro si chiama 1Q94 (il numero 9, in giapponese, si pronuncia “kyu”) e sta facendo impazzire il Giappone; iIn Italia, per leggerlo, si dovrà attendere il 2011, data giustificabile vista la mole del volume (1055 pagine). I fan di Murakami, per ingannare il tempo, possono consolarsi con le ristampe dei suoi testi, in uscita nei prossimi mesi.
Vi lascio con un articolo di Paolo Salom, tratto dal <<Corriere della sera>>:

Un bestseller ancor prima di raggiungere gli scaffali. È un caso l’ ultimo romanzo di Haruki Murakami, arrivato nelle librerie del Giappone avvolto da una impenetrabile cortina di riserbo. L’ autore giapponese, tornato a pubblicare dopo cinque anni di silenzio – l’ ultima sua opera, After Dark, è del 2004 – ha preteso che la casa editrice Shinchosha non rivelasse una sola parola contenuta nelle mille e più pagine di 1Q84, saga in due volumi che già dal titolo appare come un omaggio a Orwell. La lettera «Q», infatti, in giapponese suona «kyu» ed è omofona del numero 9. Dunque, il titolo letto in originale – ichi kyu hachi yon – diventa, appunto, 1984. Nonostante la totale assenza di pubblicità, a Tokio e nelle altre principali città del Sol Levante, migliaia di appassionati si sono messi in coda ieri nella speranza di poter acquistare il libro, la cui prima tiratura è stata già aumentata, viste le richieste, da 380 mila a 480 mila copie. Perché tanto mistero? Pare che i fan di Murakami si fossero molto indispettiti in occasione dell’ uscita (2002) di Kafka sulla spiaggia, pubblicato in Italia da Einaudi. Le proteste dei lettori sono prese in grande considerazione in Giappone: da qui la decisione, condivisa da autore e casa editrice, di non divulgare anticipazioni. Visto il successo di 1Q84, la scelta appare remunerativa: «È la prima volta che pubblichiamo un lavoro senza alcuna promozione commerciale», ha confessato, soddisfatta, Akiko Saito, direttrice editoriale della Shinchosha. Murakami, 60 anni, è venerato come il più grande scrittore vivente in Giappone, tanto che da tempo si parla di lui come un possibile Premio Nobel. In 1Q84, spiega da Tokio Alessandro Gerevini, traduttore di Banana Yoshimoto, l’autore costruisce due mondi paralleli e speculari, divisi tra realtà e irrealtà, con i protagonisti, un uomo e una donna, che si cercano pagina dopo pagina fino all’ epilogo finale, un colpo di scena in cui prevale il mondo della fantasia, tra scoppi di violenza, uccisioni e suicidi. È il classico universo di Murakami, una sorta di citazione circolare delle proprie opere – per prima Kafka sulla spiaggia – e omaggi, almeno apparenti, ai grandi scrittori dell’ Occidente: Kafka, appunto, nel 2002, e ora George Orwell. Tributi che non necessariamente sono evidenti nello svolgersi del romanzo. Ma che possono avere un senso in un progetto autoriale che appare qui nel suo culmine. In Italia, 1Q84 uscirà (nel 2011) da Einaudi.

Grazie
Chiedo scusa agli appassionati di Murakami Haruki (come .., che ha lasciato un commento nel blog in questi giorni) ma pubblico solo oggi le notizie relative al suo ultimo romanzo, uscito in Giappone a maggio: non amando particolarmente questo scrittore, non lo seguo con assiduità.
La sua ultima fatica si chiama 1Q94 (il numero 9, in giapponese, si pronuncia “kyu”) e sta facendo impazzire il Giappone. In Italia, per leggerlo, si dovrà attendere ben il 2011; data giustificabile vista la mole del volume (1055 pagine). I fan di Murakami, per ingannare il tempo, possono consolarsi con le ristampe dei suoi testi, in uscita nei prossimi mesi.
Vi lascio con un articolo di Paolo Salom, tratto dal Corriere della sera:

Un bestseller ancor prima di raggiungere gli scaffali. È un caso l’ ultimo romanzo di Haruki Murakami, arrivato nelle librerie del Giappone avvolto da una impenetrabile cortina di riserbo. L’ autore giapponese, tornato a pubblicare dopo cinque anni di silenzio – l’ ultima sua opera, After Dark, è del 2004 – ha preteso che la casa editrice Shinchosha non rivelasse una sola parola contenuta nelle mille e più pagine di 1Q84, saga in due volumi che già dal titolo appare come un omaggio a Orwell. La lettera «Q», infatti, in giapponese suona «kyu» ed è omofona del numero 9. Dunque, il titolo letto in originale – ichi kyu hachi yon – diventa, appunto, 1984. Nonostante la totale assenza di pubblicità, a Tokio e nelle altre principali città del Sol Levante, migliaia di appassionati si sono messi in coda ieri nella speranza di poter acquistare il libro, la cui prima tiratura è stata già aumentata, viste le richieste, da 380 mila a 480 mila copie. Perché tanto mistero? Pare che i fan di Murakami si fossero molto indispettiti in occasione dell’ uscita (2002) di Kafka sulla spiaggia, pubblicato in Italia da Einaudi. Le proteste dei lettori sono prese in grande considerazione in Giappone: da qui la decisione, condivisa da autore e casa editrice, di non divulgare anticipazioni. Visto il successo di 1Q84, la scelta appare remunerativa: «È la prima volta che pubblichiamo un lavoro senza alcuna promozione commerciale», ha confessato, soddisfatta, Akiko Saito, direttrice editoriale della Shinchosha. Murakami, 60 anni, è venerato come il più grande scrittore vivente in Giappone, tanto che da tempo si parla di lui come un possibile Premio Nobel. In 1Q84, spiega da Tokio Alessandro Gerevini, traduttore di Banana Yoshimoto, l’ autore costruisce due mondi paralleli e speculari, divisi tra realtà e irrealtà, con i protagonisti, un uomo e una donna, che si cercano pagina dopo pagina fino all’ epilogo finale, un colpo di scena in cui prevale il mondo della fantasia, tra scoppi di violenza, uccisioni e suicidi. È il classico universo di Murakami, una sorta di citazione circolare delle proprie opere – per prima Kafka sulla spiaggia – e omaggi, almeno apparenti, ai grandi scrittori dell’ Occidente: Kafka, appunto, nel 2002, e ora George Orwell. Tributi che non necessariamente sono evidenti nello svolgersi del romanzo. Ma che possono avere un senso in un progetto autoriale che appare qui nel suo culmine. In Italia, 1Q84 uscirà (nel 2011) da Einaudi.

Foto tratta da qui

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Sono sempre stata dell’idea che spetti alle donne scrivere della condizione femminile; spesso, infatti, mi pare che gli uomini, nel  viso_japtrattare di ciò, manifestino un certo distacco o un fastidioso paternalismo. Ho apprezzato quindi fin dagli intenti Nel Giappone delle donne di Antonietta Pastore (Einaudi, 2004, pp. 204, 9,50 €): la studiosa, grazie al suo lungo soggiorno nel Paese del Sol Levante, ha acquisito una solida conoscenza dell’universo muliebre nipponico e ne dà prova nel testo.
Esso è articolato in diverse sezioni, ciascuna delle quali è dedicata ad un tema (nell’ordine: matrimonio, famiglia, femminismo, divorzio, giovani, lavoro, mizu shoobai, arti tradizionali, terza età), delinato in modo sintetito e chiaro e, successivamente, descritto con numerosi esempi tratti dalla vita dell’autrice.
Pagina dopo pagina, dinanzi ai nostri occhi si spiega un ventaglio di esistenze, talvolta vissute nell’ombra: studentesse, mogli, lavoratrici, artiste, ribelli, vedove… Ogni figura è diversa, ma accomunata alle altre dal difficile compito di essere donna, oggi (poiché, purtroppo, la femminilità — prima che una condizione fisica e ontologica complessa — è spesso percepita innanzitutto come un insieme di doveri e di ruoli). E se, ad uno sguardo veloce, il panorama può apparire statico, persino opprimente,  è attraversato in verità da un silenzioso conflitto, che ha luogo principalmente all’interno della donne e per le donne, manifesto indizio del disagio verso se stesse e la società che contrassegna tuttora il processo di emancipazione, non solo in Giappone, ma, purtroppo, in gran parte del pianeta.

Foto tratta da qui: allo stesso indirizzo è possibile trovare un interessante articolo in inglese dal titolo The New Japanese Woman: Modernity, Media, and Women in Interwar Japan.

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