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Archive for the ‘saggistica’ Category

Vi propongo un interesse articolo di Limes, una delle principali riviste italiane di geopolitica, consultabile online e dedicato agli aspetti politici, storici e sociologici dei manga. Si intitola Manga: il Giappone alla conquista del mondo, e porta le firme di Marcella Zaccagnino e Sebastiano Contrari. Per leggerlo, basta cliccare qui.

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Poiché il primo amore non si scorda mai (vale a dire gli haiku, cioè la ragione per cui mi sono avvicinata alla letteratura giapponese), vi segnalo la presentazione di Haiku. Estetica e poetica (Empiria, pp. 101, € 18), volume fresco di stampa e frutto della giovane e promettente Maria Rosa Piranio. L’evento si terrà giovedì 28 ottobre, alle ore 18,30, presso la libreria Empiria (via Baccina 79, Roma).
Questa la presentazione dell’editore:

Questo testo è una profonda riflessione sull’essenza dello haiku basata su estetica e poetica, due categorie ormai entrate nel vocabolario dei critici giapponesi, che aprono un nuovo scorcio nello studio di questa complessa forma di poesia, lontano da esotismi e da esemplificazioni. “Ci sono due momenti nella realizzazione dello haiku: uno di fruizione dell’esperienza estetica, l’altro di stesura” afferma l’autrice, svecchiando tra gli altri il vecchio stereotipo secondo cui lo haiku è soltanto l’immediata descrizione di una scena. Vengono inoltre riesaminati i termini usati dalla critica occidentale nell’analisi dello haiku, mettendone a fuoco la natura e la relazione tra il contenuto e la forma. Un’analisi precisa e argomentata, che si conclude esaminando nuove possibilità di traduzione in italiano e in generale nelle lingue alfabetiche: traduzione poetica e traduzione visuale secondo la sezione aurea.

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Tra Tarantino e Kitano, secondo voi, chi vince? La domanda se l’è posta anche Angela Cinicolo, autrice di Tarantino vs Kitano (Sovera ed., pp. 158, € 15), recentemente pubblicato; in esso, vengono analizzate e ripercorse le scelte stilistiche e tematiche che contraddistinguono i due geniali registi.
Il volume sarà presentato a Roma, domenica 24 ottobre, alle ore 19, presso AltroQuando (Via del Governo Vecchio, 80, 82, 83), libreria nota certamente a tutti i cinefili, a due passi da Piazza Navona.

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Già in passato, mi sono occupata di un genere cinematografico non troppo conosciuto in occidente, vale a dire l’horror nipponico. Oggi vi propongo un volume appena uscito, Japan Horror di Giorgia Caterini (Tunué, pp.112; € 9,70): in esso l’autrice mette a fuoco la <<contaminazione tra manga, anime, cinema e videogiochi>> che ne è alla base, conducendoci inoltre alla scoperta di autori e film capitali. Insomma: un libro interessante, per esperti e profani.

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Molti libri si vantano di portare luce sul “Mistero Giappone” (per riprendere il titolo di un bel numero di <<Limes>> di qualche tempo fa), avventurandosi in spiegazioni culturali e antropologiche poco comprensibili o riduttive.
Forse è per questo che sono rimasta colpita dall’intelligente semplicità di Giapponesi si nasce (Aletti, pp.164, € 14) di Paolo Soldano, giornalista trapiantato nel Sol Levante. Per illustrare la sua nuova patria, l’autore non sale in cattedra, ma lascia che siano i piccoli e grandi eventi a parlare, a raccontare quel Giappone che talvolta tentiamo di ingabbiare in miti e stereotipi.
La realtà nipponica – ci mostra Soldano con rispetto e, al tempo stesso, ironia – è cangiante, contraddittoria, a tratti impietosa o tenera. Insomma: così simile e così diversa dalla nostra, che non si può non guardare ad essa senza curiosità e, sotto sotto, un sorriso.

Qui sotto, qualche estratto del libro, tratto da http://giapponesisinasce.com:

<<Ogni volta che mi capita di guardare la tv giapponese non riesco a non scuotere la testa: telegiornali che aprono su un piccolo incidente tra auto nella periferia di Tokyo, programmi comici o pseudo tali, televendite con ogni sorta di inutile oggetto (avete presente la plastica trasparente da imballaggio, quella che si usa per evitare che piatti, vetri o bicchieri si rompano, e che in realtà è stata inventata solamente per avere il piacere di scoppiare le bollicine piene d’aria? Beh, in Giappone hanno inventato un piccolo dispositivo portatile, che funge anche da portachiavi, che simula la mitica plastichina sia dal punto di vista tattile che sonoro). Insomma, programmi del genere. L’altro giorno però hanno superato ogni limite. Servizio giornalistico da inchiesta: inquadrature strette e rallentate su un uomo in manette, racconto con dovizia di particolari sul “maniaco”, interviste a volto coperto a più donne sue vittime. Penso a stupri, violenze, abusi di ogni genere, ma non riesco a cogliere il reato di cui si sarebbe macchiato l’arrestato fino a quando, esattamente come tutte le polizie del mondo fanno, non viene mostrato sul tavolo il materiale sequestrato nella casa dell’uomo: mutandine. […]>>

[…]

<<È una domenica sera come tante altre, e gironzolo per le strade strette della Osaka by night. Questa volta però sono accompagnato da un’amica giapponese che parla italiano, e che ha una gran voglia di spiegarmi tutto quello che la mia ignoranza della lingua giapponese non mi permette di cogliere. È così che faccio la mia conoscenza dei posti più ambigui e perversi di questa città: locali, bar, club e anfratti vari dove un’umanità sempre in cerca di qualcosa si confronta ogni sera. Non c’è bisogno di sforzarsi troppo, esistono perfino speciali uffici informazioni dove rivolgersi se si hanno delle esigenze particolari. Alla faccia della timidezza giapponese. Le opportunità sono davvero svariate: locali per sole donne, per soli uomini, per gay, per lesbiche, o per chi ha gusti particolari (ero tentato di entrare in un posto dove il cartello di pubblicità all’ingresso aveva una piacevole signorina vestita da cameriera in rosa, poi ho desistito). Osaka è davvero un luogo camaleontico. Potrei scivolare tutti i giorni lungo le stesse strade e ogni volta sono sicuro che scoprirei qualcosa di nuovo. E ne sono certo perché l’ho già fatto. […]>>

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Se dico Giappone, cosa vi viene in mente? Geisha, samurai, sushi, ninja… non certo il rock. A ribaltare questa visione tradizionale (e a tratti banalizzante) ci ha pensato Julian Cope, professione rockstar. Trovate il risultato dei suoi sforzi in Japrocksampler (ed. Arcana, € 22), di cui vi propongo la presentazione ufficiale:

Ecco a voi Japrocksampler di Julian Cope, rocker e musicologo visionario, archeologo specializzato in siti megalitici primitivi ed ex leader dei Teardrop Explodes. A causa delle barriere linguistiche, la musica giapponese del Dopoguerra è sempre stata un enigma per gli occidentali. Perciò Julian si è sentito in dovere di trovare la chiave d’accesso a una porta ingiustamente sbarrata. Questa storia racconta di come la musica occidentale giunse sulle coste giapponesi dopo la Seconda Guerra Mondiale, e del delizioso caos che scatenò. Cover strumentali dei successi degli Shadows zeppe di toni e colori musicali inauditi, la resurrezione dei cantastorie tradizionali rokyoku ispirati da Dylan e altro ancora: non esiste luogo in cui l’eterna metamorfosi del rock’n’roll sia stata più affascinante e originale che in Giappone. Attraverso il racconto degli scambi e degli influssi reciproci tra l’avanguardia giapponese, i nuovi movimenti controculturali, compositori come John Cage e Stockhausen e la scena underground del free jazz, Japrocksampler esplora lo scontro tra i valori della tradizione conservatrice giapponese e gli indomabili rinnegati rock’n’roll degli anni Sessanta e Settanta. Racconta la storia degli artisti-chiave del dopoguerra nipponico – poeti frequentatori delle sale d’essai oppure gruppi rock violenti e anticonformisti con un debole per i dirottamenti aerei – e propone una lista di album Japrock fondamentali. Dopo il successo internazionale del leggendario Krautrocksampler (libro che da solo è riuscito a “resuscitare” un intero movimento musicale dimenticato), di cui questa nuova opera si pone come ideale prosecuzione, Japrocksampler, già acclamato in Inghilterra da fans e autorevoli storici e intellettuali, è un’altra sorprendente, bizzarra, sciamanica esplorazione di un aspetto poco conosciuto della nostra storia culturale recente che ci avvicina un po’ di più a comprendere il senso del rock’n’roll, della nostra mente di occidentali imbarbariti dalle nuove divinità del denaro e del progresso, e della nostra stessa vita.

Per saperne di più del libro, è disponibile anche un apposito sito internet.

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Nuovo numero (come sempre, gratuito) di <<Bonsai e suiseki magazine>>; a p. 55 potrete leggere la mia recensione dedicata a Tōkyō di Rossella Marangoni.
Chissà se i colleghi della rivista mi saprebbero suggerire una tecnica per evitare che il mio gattino si mangi il bonsai, di cui pare essere goloso. 😉

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