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Archive for marzo 2009

Per la gioia dei lettori e per la disperazione delle case editrici, è nato Scribd.com, una sorta di enorme database creato da due ex studenti di Harvard, che mette a disposizione di chiunque migliaia e migliaia di libri gratis, compresi best seller e volumi appena usciti: basta un click ed è possibile scaricare quel che si vuole.  Naturalmente, i procedimenti legali contro l’iniziativa sono già in atto ed il futuro dell’impresa è dunque incerto.
Sono disponibili (in inglese) volumi di Murakami Haruki, Banana Yoshimoto, Akutagawa Ryuunosuke, Soseki Natsume e molti altri.

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Un’occasione da non lasciarsi sfuggire: la Stanford University Press, casa editrice di una delle maggiori università statunitensi, ha messo in saldo una serie di libri sull’Asia e sul Giappone. Per consultare i titoli, clicca qui.

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chiechanDal 19 al 31 maggio, presso il Teatro Eliseo di Roma, verrà messa in scena una delle ultime fatiche letterarie di Banana Yoshimoto, Chie-Chan e io. Tra gli interpeti: Caterina Carpio, Alessia Giangiuliani, Guglielmo Menconi, Francesca Porrini, Cinzia Spanò; scene di Guido Buganza e regia di Carmelo Rifici.

Adattamento teatrale del nuovo romanzo di Banana Yoshimoto, scrittrice contemporanea tra le più note ed amate, Chie-Chan e io racconta la storia di Kaori, una donna di quarantadue anni, e del rapporto profondo che la lega a sua cugina Chie-Chan, di cinque anni più giovane. È un legame particolare quello tra le due donne, una dipendenza affettiva che mette in crisi la libera esistenza della donna giapponese in cerca di emancipazione. Banana riprende in questo libro, leggero e profondo, alcuni dei suoi temi ricorrenti: la solitudine, la convivenza con la morte e, soprattutto, la famiglia come invenzione. La moda e l’Italia, sono due leitmotiv del racconto. Pur non essendo personalmente vittime del “fashion style”, le due donne vivono costantemente nel glamour. La vita pubblica di rappresentanza si pone così in contrapposizione con il silenzioso e pacato comportamento della vita privata, fatta di monotoni gesti. Il mistero della vita appartata delle due protagoniste ha il potere di colmare il bisogno di affettività in maniera più completa e appagante di quanto la famiglia di origine o un uomo potrebbero fare.

Come se non bastasse, è uscito anche un libro legato alla rappresentazione: Alberi adagiati sulla luce – Chie-Chan e io – L’inseguitore, curato da Giorgio Amitrano, Tiziano Scarpa e Adonis (Feltrinelli, 2008, 189 pp., 9 €)

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Poiché -malgrado il titolo di un libro- la vita meravigliosa dei laureati in lettere non è così meravigliosa, me ne stavo sul sito della Marcos y Marcos a cercare un qualche corso professionalizzante, quando il mio occhio vigile ha notato una nuova uscita in bella mostra nella home:  A morte lo shogun di Dale Furutani. Titolo e copertina d’impatto mi hanno invogliato a saperne di più sull’autore e sul volume: ecco qui il frutto delle mie ricerche. agguato
Dale Furutani è nato alle Hawaii nel 1946; la sua famiglia, di origini giapponesi, si traferì negli Stati Uniti alla fine del XIX sec. Affianca da tempo alle attività manageriali la passione per la letteratura, ottenendo ottimi risultati: è difatti ritenuto il primo americano d’origini asiatiche ad aver vinto i più importanti premi letterari per il mistery. Sebbene ora viva a Seattle, trascorre molto tempo in Giappone, nel quale ha ambientato diverse delle sue opere più famose, compresa la trilogia di cui fa parte A morte lo shogun (edita presso Marcos y Marcos), il cui protagonista è il samurai Matsuyama Kaze.
Poiché, se parlassi ora di tutti e tre i libri, il post rischierebbe di risultare lungo e noioso, in questa sede mi soffermerò soltanto sul primo volume, Agguato all’incrocio (2007, pp. 272 € 14,50). Questa la trama:

L’alba si è appena aperta un varco fra nebbie velate e un intenso profumo di pini. All’incrocio fra quattro strade, un vecchio commerciante di carbone e un samurai incappano nel cadavere di un forestiero, trafitto alle spalle da una freccia di nobile fattura.
Il signore del luogo –Manase, raffinato cultore di lettere e arti, incapace di governare il distretto – e il magistrato – Nagato, gretto e frustrato, accumula denaro per comprarsi una concubina – non sembrano molto interessati a individuare l’assassino.
La colpa viene appioppata al povero carbonaio Jiro: per salvarlo dalla crocifissione, il samurai Matsuyama Kaze – in giapponese “ventata di aria fresca” – decide di far luce sul delitto. Leale, fortissimo, pronto a “prevedere l’imprevedibile”, Kaze è più di un semplice samurai: vaga da tempo per il Giappone alla ricerca di una bambina di nove anni, figlia dei suoi signori e padroni, trucidati dagli emissari del nuovo shogun. Entra nelle grazie dell’infido Manase, si conquista le confidenze di Aoi, la prostituta, e affascina la cameriera della casa da tè. Gli insegnamenti del suo sensei, uniti a fantasiose trovate, gli permettono di stanare menzogne, sventare tranelli, sgominare una banda di malviventi e scoprire il vero colpevole. Agguato all’incrocio è come Kaze il samurai: rapido, elegante, vellutato. Alterna la bellezza della natura, la grazia di una danza noh o la folgorazione di un haiku a momenti di suspence e scene d’azione: una ventata d’aria fresca, carica di spiritualità shintoista e di un umorismo delicato e sapiente.

Alla prossima puntata. 😉

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beautyandsadness2Innanzitutto: io non sopporto le liste tipo “le-cento-cose-che-devi-fare-prima-di-avere-un-ictus” e la ragione va da sé.

Immaginate dunque la mia espressione nel leggere quella <<1000 novels everyone must read before die>>,  stilata dai critici di <<The Guardian>> e pubblicata lo scorso gennaio; certo non può passare inosservato il fatto che, per la stragrande maggioranza, si tratta di opere inglesi e americane, e -diciamocela tutta- neanche di così grande valore.

Per curiosità, ho cercato i testi di autori giapponesi.  Il primo nipponico a comparire è Kobo Abe con The face of another (Tanin no kao), nella sezione Family and self, seguito da Teach us to outgrow our madness (Warera no kyōki wo ikinobiru michi wo oshieyo; da noi conosciuto come Insegnaci a superare la nostra pazzia) di Kenzaburo Oe.

La presenza più massiccia si registra nella categoria Love, con The Remains of the Day (Ciò che resta del giorno) del nippo britannico Kazuo Ishiguro, Beauty and Saddness (Utsukushisa to kanashimi to, Bellezza e tristezza) di Yasunari Kawabata, Norwegian Wood (Noruwei no mori, da noi conosciuto anche come Tokyo Blues) di Murakami, Diary of a Mad Old Man (Futen rojin nikki, Diario di un vecchio pazzo) di Junichiro Tanizaki.

Tra i libri di Science fiction and fantasy, troviamo soltanto The Unconsoled di Kazuo Ishiguro; nulla in State of the nation, Comedy (in compenso, è citato libro della saga di Don Camillo), Crime e War and travel.

E Genji, direte voi? E perché Mishima e Akutagawa non compaiono, mentre Stephen King sì? Eh, sì, lo so: la vita sa essere ingiusta.

E la classifica di <<The Guardian>> ancora di più.

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Appassionati di thriller e noir, segnatevi sul calendario, a maggio, l’uscita di Real world (リアルワールド) di Natsuorealworld

 Kirino, edito presso Neri Pozza al prezzo di 15,50 €.

Pubblicato in Giappone nel 2003, il romanzo è ambientato nelle vicinanze di Tokyo e vede protagonisti quattro studentesse e un giovane assassino:  la storia si snoda in otto capitoli attraverso i loro racconti e le diverse prospettive, in un baratro oscuro, senza alcuna possibilità di redenzione.

Per saperne di più: http://www.complete-review.com/reviews/japannew/kirinon3.htm

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Lo so che leggendo il titolo vi siete allarmati; anch’io sono stata percorsa da un brivido gelido quando ho trovato scritto “<<Haiku>> del ministro Bondi pubblicato su <<Vanity Fair>>”; soprattutto, sono rimasta colpita da quanto spazio nel web sia stato riservato a questo evento. Ecco la notizia, tratta da Yahoo!:

(AGI) – Roma, 11 mar. – La rivista “Vanity Fair” pubblica oggi una poesia del Ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali Sandro Bondi, una sorta di haiku (il brevissimo componimento poetico giapponese) dedicato a un cagnolino e intitolato ‘A Speedy’. “Recentemente ho visitato un canile a Novi Ligure gestito con tanta umanita’ e amore da Franco e Silvana – racconta il ministro. – I cani erano piu’ di centoventi: ciascuno con la sua gabbia e la sua ora d’aria nel cortile comune. Li’ ho conosciuto Speedy. A lui dedico questa poesia”. questo il testo: “Occhi imploranti Fedelta’ tradita Dolente rassegnazione Maestro di vita”.

Fortunatamente, non si tratta di un haiku (e questo la dice lunga sulla preparazione letteraria di chi ha scritto i pezzi sull’argomento o il comunicato stampa), ma di una delle solite poesiole strappacore di Bondi.
Dopo la divulgazione della notizia, pare che in Giappone vi siano stati dei sussulti nella tomba di Bashoo. 😉

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