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Posts Tagged ‘viaggio’

Da diversi anni, in coincidenza delle festività (religiose o laiche che siano, come Natale, il 25 aprile, etc.), anziché raggiungere luoghi affollatissimi o trascorrere ore e ore nei banchetti di rito, preferisco fare la scorta di libri e godermeli davanti una bella tazza di tè o in un parco, sdraiata nell’erba.
Quest’anno, complice lo studio forzato, ho deciso che passerò parte del lunedì di Pasqua – se il tempo mi assisterà – al laghetto dell’Eur (Roma), più precisamente nei pressi della “passeggiata del Giappone” e dei ciliegi in fiore, portandomi una lettura in tema. La scelta, per ora, è caduta su La virtù femminile di Setouchi Harumi, che sto divorando con piacere.
E dato che sono in vena di consigli, vi propongo anche Autostop con Buddha di Will Ferguson. Già noto per i divertenti volumi dedicati al Canada, sua madre patria, il giornalista e scrittore narra con ironia le avventure capitategli nell’inseguire da un angolo all’altro del Giappone la fioritura dei ciliegi.
E ora, due estratti del libro, per farvi venire l’acquolina in bocca:

Ogni primavera, un’ondata di fiori investe il Giappone. Parte dalle Okinawa e si riversa da un’isola all’altra fino al continente. Esplode a Capo Sata e si sposta verso nord, su e giù per le alture, fino alla punta estrema della lontana Hokkaido, dove si disperde e cade nel mare settentrionale.
Lo chiamano Sakura Zensen, il “Fronte dei Fiori di Ciliegio”, e ne monitorano l’avanzata con uno zelo che normalmente è riservato solo agli eserciti in marcia. Ogni sera i telegiornali forniscono un rapporto sull’avanzata, con mappe dettagliate che mostrano le prime linee, le linee secondarie e la percentuale di fiori in ogni singola area. “Oggi Shimabara ha raggiunto il trentasette per cento di fiori sbocciati”.
Non esiste altro luogo al mondo in cui la primavera arrivi con tanta teatralità quanto in Giappone. Quando sbocciano, i fiori di ciliegio colpiscono come un uragano. Ciliegi nodosi, che passano inosservati per gran parte dell’anno, fioriscono in un baleno come fontane che si accendono all’improvviso.
L’arrivo dei sakura segna la fine dell’inverno.

****

Kyushu meridionale

1.

Capo Sata è dove finisce il Giappone.
Se si voltano le spalle al mare e si guarda verso nord, ci si trova con l’intero Giappone sospeso sopra la testa come una spada. È un territorio vulcanico, lungo e stretto: uno stato insulare che si protende – senza mai arrivare a toccarli – verso i suoi vicini. È una terra che ispira metafore. L’hanno paragonata a una cipolla: uno strato dopo l’altro a ricoprire… il nulla. Qualcuno l’ha definita un labirinto, una fortezza, un giardino. Una prigione. Un paradiso. Ma per alcuni il Giappone non è niente di tutto questo. Per qualcuno, il Giappone è una via da percorrere. E Capo Sata è là dove la via finisce.
Una strada si snoda in giravolte che scendono verso il mare, affollata ai lati da palme consunte e da piante rampicanti. I villaggi scorrono via veloci. La strada si inerpica su per le montagne, svolta un angolo, per poi finire, bruscamente, in una foresta di pini e cedri. Una galleria si perde sul versante della montagna.
Da qui in poi si continua a piedi, nella frescura umida e inaspettata della galleria, dopo la tappa obbligata alle bancarelle di souvenir, per un sentiero che taglia fra gli alberi. Lungo il percorso, ci si imbatte in un tempio nascosto. Si suona il campanello per svegliare gli dèi e si prosegue verso il cuore della foresta.
Da una rupe sporge un edificio in gas beton scolorito, aggrappato all’ultimo pezzo di terra solida. Al suo interno, una donna dall’aria stanca vende calamari infilzati in bastoncini e ricoperti da uno strato denso e vischioso di salsa di soia. In qualche modo si resiste alla tentazione. Si salgono invece le scale che portano all’osservatorio e, dalle finestre piene di aloni di polvere e impronte di nasi, si può ammirare la maestosità di Capo Sata.
Alcuni turisti cominciano a gironzolare nei paraggi, senza un’idea precisa sul da farsi ora che hanno visto il panorama. Comprano i calamari, osservano attraverso i telescopi a gettone e aggrottano la fronte, pensierosi. “E così, questo è Sata” dicono. La fine del mondo.
Sata dà veramente l’impressione della fine.
Qui il mare e la terraferma s’incontrano. La costa si tuffa tra i massi. Alberi di pino si sporgono dalle scogliere a strapiombo, le onde s’infrangono e si ritirano – da quella distanza quasi non si sentono – e rocce frastagliate e isolotti solitari emergono dall’acqua come pinne di squalo. A Sata c’è sempre vento, un vento che tira dal mare aperto e risale dalla scogliera.
“Guardate” dice il signor Migita, mentre arriva e raduna i figli davanti a sé. “Guardate laggiù.”
Indica loro le montagne, dove si scorge una debole macchia rosa tra i sempreverdi.
“Sakura” dice loro. E il cuore prende a battermi.
Sono arrivati i fiori di ciliegio. Ora è cominciato il viaggio, ora è partita la corsa, ora la sfida ha avuto inizio. “Sakura! Lo pensi davvero?”
Guarda di nuovo. “Forse no. Vuoi dei calamari?”

Le meravigliose foto dei ciliegi sono di proprietà di Harold Davis e sono rintracciabili a questi indirizzi: http://www.flickr.com/photos/harold_davis/95091998/ e http://www.flickr.com/photos/harold_davis/3246665372/in/set-72057594062045129/.

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… in particolare tratto dall’opera di Murakami Haruki? La domanda è stata posta a <<The Millions>>, uno dei maggiori blog del mondo dedicati ai libri. Il giornalista, Ben Dooley, raccomanda Kokoro di Natsume Soseki, un grande classico della letteratura nipponica, e Norwegian Wood (in Italia, tradotto come Tokyo Blues) di Haruki Murakami, malgrado non ritenga questo autore il più adatto per saperne di più sul Sol Levante. Dooley completa prematuramente il quadro con un’introduzione storica al Giappone, Inventing Japan (1853-1964) di Ian Buruma, e Dogs and Demons di Alex Kerr.
In tutta sincerità, io avrei dato maggiore spazio agli autori nipponici, proponendo, ad esempio, il Libro d’ombra di Tanizaki Yunichiro e, per confrontarsi con un particolare taglio occidentale, il romanzo Stupore e tremori di Amélie Nothomb. E voi, cosa suggerireste a qualcuno in partenza per il Giappone?

* * * * * *
Qui l’articolo di Dooley:

Former Millions contributor Emre writes in with this question:

“I’m flying to Japan on Saturday and, shamefully, have never read Haruki Murakami. I’ll be visiting Tokyo and other destinations for two weeks, what do you recommend I read that’ll be both a good intro to Murakami and teach me something about japan, too?”

coverIf you have your heart set on Murakami, I recommend you start with Norwegian Wood, the bittersweet love story that propelled him to superstardom. It lacks the fantastic elements of much of Murakami’s more popular work, but it contains perhaps the best depiction of modern Japanese life that Murakami has ever written.

To be honest, though, Murakami isn’t a great place to learn about Japan. As much as I like him, he doesn’t have much of interest to say about Japan as a country. His obsession with the West, rather than honing his eye for dissecting his own culture, has led him to cut it out of his stories almost entirely. As a result, Japan never plays a major role in his books. His characters tend to be culturally ambiguous and many of his novels could have just as easily taken place in, I don’t know, Sweden.

coverIf you really want to learn more about what it means to be Japanese, you might consider picking up a copy of Kokoro, by Natsume Soseki. Kokoro is a, perhaps the, great modern Japanese novel (at least most Japanese would tell you that) in much the same way that The Great Gatsby Is a great American novel. Kokoro trades Gatsby’s wit and panache for a solemn melancholy that I, frankly, find off-putting, but it’s unquestionably one of the most “important” Japanese novels, and a great introduction to the soul of modern Japan.

covercoverOn the non-fiction front, I highly recommend Ian Buruma’s Inventing Japan, which provides an excellent, entertaining encapsulation of Japan’s modern history. At a mere 174 pages, you can read it on the plane ride over, and still have time for two terrible movies. For a bleaker take on modern history, you might consider Alex Kerr’s Dogs and Demons, a dystopic look at Japanese bureaucracy and the country’s appalling environmental legacy. It can be a bit of a downer, but it provides an insightful behind-the-scenes look at what makes the country run.

Have a safe trip!

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Studio, impegni e – lo ammetto – un po’ di vacanze mi hanno tenuto lontano dal blog, ma ora sono pronta a ricominciare.
Vi presento oggi con molto piacere un libro segnalatomi dalla stessa autrice, Marcella Croce, appena uscito, L’anima nascosta del Giappone (Marietti editore, pp. 120, € 30):

Lo spirito del Giappone, più che spiegato o studiato, va semplicemente ‘sentito’, assorbito. Ricopiando la sutra nell’atmosfera rarefatta del tempio, l’unico rumore che avvertivo era il battere implacabile della pioggia che innaffiava naturalmente i celebrati muschi, e ad ogni tratto del pennello affondavo lentamente sempre più nel terreno inesprimibile del sacro. La pioggia continuava incessante; invece che rovinare la nostra passeggiata nel giardino, l’aveva resa ancora più suggestiva. Scendendo una dozzina di scalini, mi sono ritrovata nel buio totale di un ambiente sotterraneo, che intendeva richiamare il ventre materno, che è anche il ventre della terra, e in pochi minuti ciascun visitatore, che lo volesse o no, diventava pellegrino e avvertiva totalmente cambiata la propria dimensione. Ma è anche possibile visitare il Giappone, o anche viverci, senza avere nessuna idea, nessun vago presentimento di tutto ciò. Il contrasto fra la bellezza assoluta e silenziosa di templi e giardini da un lato, e le città frenetiche dall’altro è indescrivibile.

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benzaitendo

Fioritura dei ciliegi a Kichijoji, Tokyo

Se state pensando di organizzare un viaggio in Giappone,  ma il budget non consente l’acquisto della classica Lonely Planet , allora vi consiglio di dare un’occhiata a questa guida online gratuita: http://wikitravel.org/en/Japan.

Come dice lo stesso nome, si tratta di un wiki, ossia un “sito web (o comunque una collezione di documenti ipertestuali) che può essere modificato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che vi hanno accesso”. Il testo, quindi, è stato realizzato da un gruppo di volontari che hanno messo insieme le loro esperienze per dar vita ad un panorama quanto più esaustivo possibile sul Paese del sol levante.

Attrazioni principali, festività, storia, clima, mezzi di trasporto, buone maniere, cibi, bevande, tipi di ristoranti e di alberghi, e molto altro:  la trattazione cerca davvero di abbracciare ogni argomento utile.

Attenzione, però: se cercate informazioni sul tale hotel o su un buon locale dove darci sotto col karaoke, non troverete le informazioni desiderate; diciamo che la guida, sotto questo punto di vista, è un po’ teorica, anche se non mancano indicazioni pratiche sulla sicurezza del Giappone, sulle buone abitudini da acquisire e sui gesti da evitare (soffiarsi il naso in pubblico, ad esempio); inoltre, apposite sezioni sono dedicate ai viaggiatori omosessuali e a coloro che vogliano lavorare o studiare nell’arcipelago nipponico.

Detto tutto ciò, non mi resta che augurarvi buona lettura e buon viaggio!

[foto tratta da qui]

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