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Posts Tagged ‘Tamiki Hara’

Su suggerimento dell’attentissima e sollecita Barbara, vi segnalo l’uscita a breve de L’ultima estate di Hiroshima di Tamiki Hara (ed. Ancora del Mediterraneo, pp. 160, € 15). Sopravvissuto alla bomba atomica di Hiroshima – sua città natale -, lo scrittore morì suicida.
Ecco un brano di Tamiki Hara, di cui però non sono riuscita ad individuare la fonte:

Mi ero alzato verso le otto di mattina quel 6 agosto 1945. Il giorno avanti, alla sera, vi erano stati due allarmi, nessuno dei quali seguito da bombardamento. Improvvisamente ricevetti un colpo sulla testa e tutto diventò scuro davanti ai miei occhi. Gettai un grido ed alzai le braccia. Nelle tenebre, non sentivo che un sibilo di tempesta. Non arrivai a comprendere cosa fosse successo. Il mio proprio grido, io l’avevo inteso come se fosse stato gettato da qualcun altro. […] Fumate vorticose si elevavano da tutte le case in rovina. Raggiungemmo un posto in cui le fiamme mandavano un calore insopportabile. Poi trovammo un’altra strada che ci portò fino al ponte di Sakai. Il numero dei profughi che affluiva verso quel posto aumentava sempre. Io presi la direzione del palazzo Izumi. I cespugli calpestati dalle persone in fuga avevano formato una specie di passerella. Gli alberi erano quasi tutti decapitati.Ciascuno dapprincipio pensava che solo la casa sua fosse stata colpita; ma, una volta al di fuori, ci si accorgeva che tutto era stato distrutto. Tuttavia, benché le case fossero completamente distrutte, in nessun posto si vedevano quelle buche che normalmente facevano le bombe. Sull’altra sponda, l’incendio, che sembrava essersi calmato, riprese a divampare. Improvvisamente, nel cielo, al di sopra del fiume, vidi una massa d’aria straordinariamente trasparente che risaliva la corrente. Ebbi appena il tempo di gridare:

“Una tromba” che già un vento terribile ci colpì. I cespugli e gli alberi si misero a tremare; alcuni furono proiettati in aria da dove ricaddero come saette sul tetro caos. Si aveva l’impressione che il riflesso verde di un orribile inferno venisse a stendersi al di sopra della terra.[…]Risalendo con lui la stretta banchina che costeggia il fiume alla ricerca di un traghetto, vidi una quantità di persone completamente sfigurate. Ve ne erano lungo tutto il fiume e le loro ombre si proiettavano nell’acqua. I loro visi erano così orrendamente gonfiati che appena si potevano distinguere gli uomini dalle donne. I loro occhi erano ridotti allo stato di fessure e le loro labbra erano colpite da forte infiammazione.Erano quasi tutti agonizzanti ed i loro corpi malati erano nudi. Quando passavamo vicino a questi gruppi, ci gridavano con voce dolce e debole “Dateci un po’ d’acqua”, “Soccorretemi, per favore”; quasi tutti avevano qualcosa da chiederci.[…]Uno spazio vuoto e grigio si estendeva sotto un cielo di piombo. Soltanto le strade, i ponti ed i bracci del fiume erano riconoscibili. Nell’acqua galleggiavano cadaveri dilaniati, gonfiati. Era l’inferno divenuto realtà.

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