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Archive for the ‘haiku’ Category

Lo so che leggendo il titolo vi siete allarmati; anch’io sono stata percorsa da un brivido gelido quando ho trovato scritto “<<Haiku>> del ministro Bondi pubblicato su <<Vanity Fair>>”; soprattutto, sono rimasta colpita da quanto spazio nel web sia stato riservato a questo evento. Ecco la notizia, tratta da Yahoo!:

(AGI) – Roma, 11 mar. – La rivista “Vanity Fair” pubblica oggi una poesia del Ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali Sandro Bondi, una sorta di haiku (il brevissimo componimento poetico giapponese) dedicato a un cagnolino e intitolato ‘A Speedy’. “Recentemente ho visitato un canile a Novi Ligure gestito con tanta umanita’ e amore da Franco e Silvana – racconta il ministro. – I cani erano piu’ di centoventi: ciascuno con la sua gabbia e la sua ora d’aria nel cortile comune. Li’ ho conosciuto Speedy. A lui dedico questa poesia”. questo il testo: “Occhi imploranti Fedelta’ tradita Dolente rassegnazione Maestro di vita”.

Fortunatamente, non si tratta di un haiku (e questo la dice lunga sulla preparazione letteraria di chi ha scritto i pezzi sull’argomento o il comunicato stampa), ma di una delle solite poesiole strappacore di Bondi.
Dopo la divulgazione della notizia, pare che in Giappone vi siano stati dei sussulti nella tomba di Bashoo. 😉

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techie_haiku
Girovagando qua e là su internet, ci si può imbattere in  concorsi di haiku alquanto particolari: è il caso del Techie Haiku Contest, promosso dal sito ThinkGeek, specializzato nella vendita di oggetti “geek“, tecnologici e fantasiosi. Per gareggiare, la composizione deve rispettare questi semplici principi:

  • Your Haiku MUST be geeky and/or infused with a technological bent.
  • We’ll accept anything (because we don’t have an imperfect Haiku filter…YET!), but what we are mostly looking for are Haiku that meet the criteria above and also any of the following:
    • Convey a complex technology truism into seventeen flowing syllables
    • Take a mundane, prosaic techie activity and through poetry show us some simple humor
    • Relate to current events in the technology world
    • Catch our eye at the perfect angle! (which means everybody should try, our eyes are all over the place)

L’haiku deve quindi trattare un argomento tecnologico d’attualità oppure geek; ma forse è  l’ironia l’elemento più importante per conquistare il premio: un buono da cinquanta dollari spendibile nel sito.
In bocca al lupo! 😉

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17sillabeOggi la mia attenzione è puntata sull’Avagliano editore, un’altra casa editrice presente alla fiera della piccola e media editoria di Roma Più libri più liberi, ma soprattutto su un suo libro, pubblicato all’inizio dell’anno, e purtroppo ancora poco conosciuto: Diciassette sillabe di Yamamoto Hisaye (p. 268, 15 €).

Ad un haiku, il componimento poetico della tradizione giapponese, bastano diciassette sillabe per descrivere un universo. Per i racconti della Yamamoto è lo stesso: poche pagine di mirabile concisione, un’economia espressiva che gioca col riserbo e il non detto per narrare le storie straordinarie di personaggi comunissimi. Vicende apparentemente tranquille, in cui i protagonisti tengono sotto controllo le emozioni, fino al punto in cui un piccolo dettaglio causa la rottura, e le passioni deflagrano lasciando ferite indelebili. E spesso a narrare le vicende sono i bambini, osservatori impotenti di un mondo di adulti che all’improvviso li sconvolge. I racconti della nippo-americana Yamamoto risuonano del complesso conflitto di culture che ha investito i giapponesi immigrati negli Stati Uniti: come nel racconto che dà il titolo alla raccolta, nel quale il matrimonio dei coniugi Hayashi fallisce perché la moglie, una donna colta che ha sposato per procura un contadino giapponese solo per trasferirsi in America, una volta giunta nel nuovo paese non riesce più a sottostare alle rigide regole patriarcali della famiglia giapponese. La Yamamoto racconta anche il razzismo strisciante dell’America a partire dagli anni Quaranta, quando dopo Pearl Harbour i giapponesi immigrati erano visti come nemici e confinati in campi di internamento. Storie sospese tra Oriente e Occidente, che parlano di discriminazione, della perdita d’identità e dei difficili percorsi di integrazione in un paese che fatica ad accettarti. Per la prima volta tradotti in italiano, i racconti della Yamamoto rivelano una grande autrice di short stories, accostata dalla critica statunitense a Henry James, Kate Mansfield e Grace Paley. (tratto dal sito dell’editore)

Per ora -mea culpa- ho trovato il tempo di leggere solo i primi brani della raccolta, ma confermo appieno il giudizio qui sopra.  In attesa di trasformarmi nella signora Hayashi per via della mia (insana) passione per gli haiku, vi saluto e vi auguro buone letture. 😉

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