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Archive for the ‘dall'occidente all'oriente’ Category

Poiché il primo amore non si scorda mai (vale a dire gli haiku, cioè la ragione per cui mi sono avvicinata alla letteratura giapponese), vi segnalo la presentazione di Haiku. Estetica e poetica (Empiria, pp. 101, € 18), volume fresco di stampa e frutto della giovane e promettente Maria Rosa Piranio. L’evento si terrà giovedì 28 ottobre, alle ore 18,30, presso la libreria Empiria (via Baccina 79, Roma).
Questa la presentazione dell’editore:

Questo testo è una profonda riflessione sull’essenza dello haiku basata su estetica e poetica, due categorie ormai entrate nel vocabolario dei critici giapponesi, che aprono un nuovo scorcio nello studio di questa complessa forma di poesia, lontano da esotismi e da esemplificazioni. “Ci sono due momenti nella realizzazione dello haiku: uno di fruizione dell’esperienza estetica, l’altro di stesura” afferma l’autrice, svecchiando tra gli altri il vecchio stereotipo secondo cui lo haiku è soltanto l’immediata descrizione di una scena. Vengono inoltre riesaminati i termini usati dalla critica occidentale nell’analisi dello haiku, mettendone a fuoco la natura e la relazione tra il contenuto e la forma. Un’analisi precisa e argomentata, che si conclude esaminando nuove possibilità di traduzione in italiano e in generale nelle lingue alfabetiche: traduzione poetica e traduzione visuale secondo la sezione aurea.

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Molti libri si vantano di portare luce sul “Mistero Giappone” (per riprendere il titolo di un bel numero di <<Limes>> di qualche tempo fa), avventurandosi in spiegazioni culturali e antropologiche poco comprensibili o riduttive.
Forse è per questo che sono rimasta colpita dall’intelligente semplicità di Giapponesi si nasce (Aletti, pp.164, € 14) di Paolo Soldano, giornalista trapiantato nel Sol Levante. Per illustrare la sua nuova patria, l’autore non sale in cattedra, ma lascia che siano i piccoli e grandi eventi a parlare, a raccontare quel Giappone che talvolta tentiamo di ingabbiare in miti e stereotipi.
La realtà nipponica – ci mostra Soldano con rispetto e, al tempo stesso, ironia – è cangiante, contraddittoria, a tratti impietosa o tenera. Insomma: così simile e così diversa dalla nostra, che non si può non guardare ad essa senza curiosità e, sotto sotto, un sorriso.

Qui sotto, qualche estratto del libro, tratto da http://giapponesisinasce.com:

<<Ogni volta che mi capita di guardare la tv giapponese non riesco a non scuotere la testa: telegiornali che aprono su un piccolo incidente tra auto nella periferia di Tokyo, programmi comici o pseudo tali, televendite con ogni sorta di inutile oggetto (avete presente la plastica trasparente da imballaggio, quella che si usa per evitare che piatti, vetri o bicchieri si rompano, e che in realtà è stata inventata solamente per avere il piacere di scoppiare le bollicine piene d’aria? Beh, in Giappone hanno inventato un piccolo dispositivo portatile, che funge anche da portachiavi, che simula la mitica plastichina sia dal punto di vista tattile che sonoro). Insomma, programmi del genere. L’altro giorno però hanno superato ogni limite. Servizio giornalistico da inchiesta: inquadrature strette e rallentate su un uomo in manette, racconto con dovizia di particolari sul “maniaco”, interviste a volto coperto a più donne sue vittime. Penso a stupri, violenze, abusi di ogni genere, ma non riesco a cogliere il reato di cui si sarebbe macchiato l’arrestato fino a quando, esattamente come tutte le polizie del mondo fanno, non viene mostrato sul tavolo il materiale sequestrato nella casa dell’uomo: mutandine. […]>>

[…]

<<È una domenica sera come tante altre, e gironzolo per le strade strette della Osaka by night. Questa volta però sono accompagnato da un’amica giapponese che parla italiano, e che ha una gran voglia di spiegarmi tutto quello che la mia ignoranza della lingua giapponese non mi permette di cogliere. È così che faccio la mia conoscenza dei posti più ambigui e perversi di questa città: locali, bar, club e anfratti vari dove un’umanità sempre in cerca di qualcosa si confronta ogni sera. Non c’è bisogno di sforzarsi troppo, esistono perfino speciali uffici informazioni dove rivolgersi se si hanno delle esigenze particolari. Alla faccia della timidezza giapponese. Le opportunità sono davvero svariate: locali per sole donne, per soli uomini, per gay, per lesbiche, o per chi ha gusti particolari (ero tentato di entrare in un posto dove il cartello di pubblicità all’ingresso aveva una piacevole signorina vestita da cameriera in rosa, poi ho desistito). Osaka è davvero un luogo camaleontico. Potrei scivolare tutti i giorni lungo le stesse strade e ogni volta sono sicuro che scoprirei qualcosa di nuovo. E ne sono certo perché l’ho già fatto. […]>>

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Si suole ritenere che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dagli statunitensi (in Giappone e altrove) tanto nel campo di battaglia, quanto in ambito culturale; nel contempo, si tendono spesso a trascurare gli apporti intellettuali e artistici non occidentali giunti nel Nuovo mondo.
Il libro di oggi, nel suo piccolo, si propone di compiere un’operazione a rovescio, evidenziando i contributi del Sol Levante alla creazione del mondo pop americano. Il suo eloquente nome è JapanAmerica (Palgrave Macmillan, pp. 256, 14.99 o 18.99 sterline, a seconda dell’edizione) ed è frutto delle fatiche di Ronald Kelts. Da quanto so, il volume, al momento, non è disponibile in italiano.
Ecco uno stralcio della prefazione:

[…] The questions are: Why Japan? And why now?

Japanamerica is an attempt to explore the answers. It is not exclusively focused on Japanese manga (graphic print narratives) or anime–a word that is a Japanese truncation of the English word animation and is applied to all animated images in Japan, but only to Japanese animation in America–nor is it an attempt to analyze, explain, or serve as a guide for the two related media. […]

Instead, I have set out to discover the reasons behind what many cultural historians are calling a third wave of Japanophilia–outsiders’ infatuation with Japan’s cultural character. The first wave occurred in the eighteenth and nineteenth centuries, when European artists discovered a uniquely Japanese aesthetic, and the second in the late 1950s and early 1960s, when beatnik writers and poets were drawn to Japan’s ascetic spiritual traditions.

But what is unique about the current wave is the very modern, even futuristic, nature of the Japanese culture being sought. There are always some Americans interested in iconic totems of Japanese culture, like the bushido samurai tradition that emphasizes honor and discipline, ikebana flower arrangements, tea ceremonies, and Zen. […]

The majority of the material in this book is the result of interviews conducted in the United States and in Japan from March 2003 to the spring of 2006, with some exceptions. I spoke to Nigo, Japan’s hip-hop fashion guru, twice: once in 2002 and once in 2004. And I have interviewed Haruki Murakami, Japan’s most internationally famous and critically acclaimed contemporary novelist, several times since 2000, most recently in 2005.

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In un paese come l’Italia, fa davvero piacere vedere riconosciuti i meriti di una grande studiosa. E’ per questa ragione che vi presento volentieri Un’isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro, a cura di Luisa Bienati e Matilde Mastrangelo (ed. Scriptaweb, pp. 488; cliccando qui si può acquistare il volume in brossura e consultarne una copia online per 18 mesi, per il costo totale di 58 €).
Questo il ricchissimo sommario di un’opera certamente molto interessante:

Il Giappone antico
– Maria Teresa Orsi, Il Genji monogatari letto da lontano
– Sagiyama Ikuko, Hajitomi: la dama Yūgao nel teatro nō
– Carolina Negri, Donne che soffrono per le incertezze dell’amore e del matrimonio. Il destino di Murasaki no ue
-Appunti sull’imitazione di Ono no Komachi nel Gosenshū eoltre
– Poesia e poeti nei drammi storici di Chikamatsu Monzaemon
– Un rebus di sapienti bugie: Ono no Bakamura uso ji zukushi e la “parodia globale” nellaletteratura di periodo Edo
– Annotazioni per la morfologia di una Gozan bunka
– Composizione poetica e relazioni internazionali nel Giappone del periodo Nara
– Un caso di mistificazione storiografica: Kōken-Shōtoku tennō
– Cavalli e cavalieri nell’immagine artistica giapponese
– Gli studi tassonomici sulla lingua giapponese classica e l’origine del termine wakan konkōbun
– Il Rāmāyaṇa in Giappone. Considerazioni preliminari
dall’India al Giappone
– Note sulle pene in epoca Tokugawa
– Il Giappone e i gesuiti al loro primo incontro
– Il gesuita Camillo Costanzo e la controversia sulla terminologia cinese
– La lingua giapponese vista dagli europei nei secoli XVI e XVII

Il Giappone moderno
– Instants volés. Il Giappone di Nicolas Bouvier
– Spazio del romanzo e spazio urbano: Chijin no ai di Tanizaki Jun’ichirō
– Kyōko no ie di Mishima Yukio: la casa come struttura narrativa
– Tanin no kao: storia di un connubio sperimentale tra cinema, musica e letteratura
– Straniera, dappertutto: la ri-scoperta dell’immaginario culturale giapponese in Inu muko iri di Tawada Yōko
– Comunicare senza parole di Ozaki Kōyō
– Nella porta di pietra. Interpretazione di un’opera di pittura e di poesia di Natsume Sōseki
– Lo scrittore abita qui. Shiba Ryōtarō, i libri e l’architetto
– L’estetica del mostruoso nel cinema di Miyazaki Hayao
– Umorismo e cinema: la commedia ‘irriverente’ in Giappone
– Perché un nuovo dizionario Giapponese-Italiano
– Casi, ruoli semantici e schemi grafici nell’insegnamento dei verbi giapponesi
– Introduzione a La filosofia della storia
– La reinvenzione della memoria nel discorso religioso del Giappone contemporaneo
– Depoliticizzazione e destoricizzazione di un ‘paradiso tropicale’: la rappresentazione di Okinawa nei media e nella cultura popolare del Giappone
– Economisti pentiti: la “conversione” (tenkō) di Nakatani Iwao

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Oggi ho creato una nuova rubrica del blog per condividere una sorta di gioco da fare assieme, molto semplice e veloce.
Pensate un libro concernente il Giappone che avete apprezzato. Immaginate ora qual sia il posto ideale per leggerlo (una caffetteria, il vostro letto d’inverno, una stazione della metropolitana di Tokyo… quello che volete), secondo la vostra fantasia o la vostra esperienza. Fatto? Allora lasciatemi un commento nell’apposita pagina.
Per quanto mi riguarda, sto aspettando da un anno il luogo ed il momento ideali per Il maestro di go di Kawabata.
Sogno di leggerlo in montagna, sotto un patio di legno, verso sera, quando si alza dal suolo il profumo dell’erba tiepida.
 

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Che succede se un’intellettuale giapponese, che vive da anni in Italia, si mette sulle tracce di Saba a Trieste?
Semplice: nasce un libro dal bellissimo titolo di Trieste no sakamichi, ossia Le vie in salita di Trieste, edito nel 1995
 dalla casa editrice Shincho Bunko. L’autrice, Atsuko Suga, ci ha regalato molte traduzioni dalla sua lingua nativa, e altrettante ne ha donate al Giappone dei nostri nuovi classici (Natalia Ginzburg, Sandro Penna, Antonio Tabucchi).
Da quanto so, purtroppo questo volume non è stato mai tradotto in italiano; vi riporto uno stralcio che sono riuscita a rintracciare su internet:

La mattina dopo, in albergo, faccio colazione in una sala inondata dal sole. Sento il canto degli uccelli che arriva dalla finestra e incuriosita esco sul balcone. L’hotel è posto in collina, un po’ fuori dal centro, e si gode una bella vista della città: in quel momento capisco di trovarmi a Trieste. Vedo Trieste come la vedeva Saba, è la città che lui amava e vedeva. I tetti neri della città vecchia contrastano con il blu del cielo e del mar Adriatico e con il bianco dei gabbiani che volano compiendo cerchi nell’aria. Quando il cameriere porta del pane, i gabbiani si avvicinano e a me sembra che Saba sia qui. Sarei curiosa di sapere cosa diceva Saba osservando i gabbiani.

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A tutti coloro che hanno amato Leggero il passo sui tatami o Nel Giappone delle donne, consiglio di leggere questa intervista ad Antonietta Pastore realizzata da Paola Zoppi per il sito dell’European school of translation.
Questo il link:
http://www.e-schooloftranslation.org/2010/05/intervista-ad-antonietta-pastore/

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