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Archive for the ‘cinema giapponese’ Category

Tra Tarantino e Kitano, secondo voi, chi vince? La domanda se l’è posta anche Angela Cinicolo, autrice di Tarantino vs Kitano (Sovera ed., pp. 158, € 15), recentemente pubblicato; in esso, vengono analizzate e ripercorse le scelte stilistiche e tematiche che contraddistinguono i due geniali registi.
Il volume sarà presentato a Roma, domenica 24 ottobre, alle ore 19, presso AltroQuando (Via del Governo Vecchio, 80, 82, 83), libreria nota certamente a tutti i cinefili, a due passi da Piazza Navona.

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Già in passato, mi sono occupata di un genere cinematografico non troppo conosciuto in occidente, vale a dire l’horror nipponico. Oggi vi propongo un volume appena uscito, Japan Horror di Giorgia Caterini (Tunué, pp.112; € 9,70): in esso l’autrice mette a fuoco la <<contaminazione tra manga, anime, cinema e videogiochi>> che ne è alla base, conducendoci inoltre alla scoperta di autori e film capitali. Insomma: un libro interessante, per esperti e profani.

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Complice l’idea di un amico, penso di aver inaugurato una moda: le cene con travestimenti ispirati alla letteratura giapponese. Per l’occasione, mi sono ispirata (con ampie rivisitazioni) all’inquieta disegnatrice di kimono Ryoko, una delle protagoniste de La virtù femminile di Harumi Setouchi, che ho molto apprezzato.
Passando alle cose serie, segnalo diversi eventi nell’ambito dell’Ottobre giapponese 2010 di Ravenna e dintorni. Si comincia sabato 8 ottobre, a Faenza, presso il Voltone della Molinella, dalle ore 17.00 alle ore 18.00, con l’incontro Cosa leggono in bambini giapponesi? Lettura per bambini dai 4 ai 7 anni a cura Nicoletta Fiumi.
In concomitanza con l’anteprima del  film Shokudo Katatsumuri, il 14 ottobre, alle ore 17.45 presso la sala D’Attorre a Ravenna, sarà presentato il libro da cui è tratto, vale a dire Il ristorante dell’amore ritrovato di Itoo Ogawa; saranno presenti l’autrice e il traduttore del romanzo.
Venerdì 15 ottobre, alle ore 17.00 presso la libreria Mellops di Faenza, sarà la volta dell’incontro Mostri e spiriti giapponesi: dalle fiabe ai cartoni animati.
Infine, nel corso della rassegna di cinema sperimentale e sulle avanguardie in Giappone, dal 22 al 24 ottobre a Faenza presso il Cinema Sarti, sarà presentato anche l’ultimo libro di Roberta Novielli, Metamorfosi. Schegge di violenza nel nuovo cinema giapponese.

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In un paese come l’Italia, fa davvero piacere vedere riconosciuti i meriti di una grande studiosa. E’ per questa ragione che vi presento volentieri Un’isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro, a cura di Luisa Bienati e Matilde Mastrangelo (ed. Scriptaweb, pp. 488; cliccando qui si può acquistare il volume in brossura e consultarne una copia online per 18 mesi, per il costo totale di 58 €).
Questo il ricchissimo sommario di un’opera certamente molto interessante:

Il Giappone antico
– Maria Teresa Orsi, Il Genji monogatari letto da lontano
– Sagiyama Ikuko, Hajitomi: la dama Yūgao nel teatro nō
– Carolina Negri, Donne che soffrono per le incertezze dell’amore e del matrimonio. Il destino di Murasaki no ue
-Appunti sull’imitazione di Ono no Komachi nel Gosenshū eoltre
– Poesia e poeti nei drammi storici di Chikamatsu Monzaemon
– Un rebus di sapienti bugie: Ono no Bakamura uso ji zukushi e la “parodia globale” nellaletteratura di periodo Edo
– Annotazioni per la morfologia di una Gozan bunka
– Composizione poetica e relazioni internazionali nel Giappone del periodo Nara
– Un caso di mistificazione storiografica: Kōken-Shōtoku tennō
– Cavalli e cavalieri nell’immagine artistica giapponese
– Gli studi tassonomici sulla lingua giapponese classica e l’origine del termine wakan konkōbun
– Il Rāmāyaṇa in Giappone. Considerazioni preliminari
dall’India al Giappone
– Note sulle pene in epoca Tokugawa
– Il Giappone e i gesuiti al loro primo incontro
– Il gesuita Camillo Costanzo e la controversia sulla terminologia cinese
– La lingua giapponese vista dagli europei nei secoli XVI e XVII

Il Giappone moderno
– Instants volés. Il Giappone di Nicolas Bouvier
– Spazio del romanzo e spazio urbano: Chijin no ai di Tanizaki Jun’ichirō
– Kyōko no ie di Mishima Yukio: la casa come struttura narrativa
– Tanin no kao: storia di un connubio sperimentale tra cinema, musica e letteratura
– Straniera, dappertutto: la ri-scoperta dell’immaginario culturale giapponese in Inu muko iri di Tawada Yōko
– Comunicare senza parole di Ozaki Kōyō
– Nella porta di pietra. Interpretazione di un’opera di pittura e di poesia di Natsume Sōseki
– Lo scrittore abita qui. Shiba Ryōtarō, i libri e l’architetto
– L’estetica del mostruoso nel cinema di Miyazaki Hayao
– Umorismo e cinema: la commedia ‘irriverente’ in Giappone
– Perché un nuovo dizionario Giapponese-Italiano
– Casi, ruoli semantici e schemi grafici nell’insegnamento dei verbi giapponesi
– Introduzione a La filosofia della storia
– La reinvenzione della memoria nel discorso religioso del Giappone contemporaneo
– Depoliticizzazione e destoricizzazione di un ‘paradiso tropicale’: la rappresentazione di Okinawa nei media e nella cultura popolare del Giappone
– Economisti pentiti: la “conversione” (tenkō) di Nakatani Iwao

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Una domenica mattina umida e grigia come questa mi pare un buon pretesto per sognare da lontano Parigi.


Dopo il post sulla libreria Junku , oggi è la volta della Maison de la culture du Japon à Paris (ossia Casa della cultura del Giappone a Parigi), che purtroppo non ho mai visitato.
La Maison propone un gran numero di eventi ed iniziative: concerti di jazz e non solo (per esempio, della cantante nippo brasiliana Lisa Ono, che vi consiglio), atelier musicali, laboratori di cucina, conferenze (su teatro, politica, filosofia, cultura giapponese, etc.), proiezioni di documentari e film, e molto altro.
Il programma dei corsi offerti è variegato: alla Maison è possibile imparare, oltre che la lingua giapponese, la calligrafia, il go, l’ikebana, il chadô (letteralmente, “la via del tè”, ossia la cerimonia del tè), l’arte dei manga, e persino il kôdô (l’affascinante “via dell’incenso”) e come comporre haiku, insieme alla  poetessa Madoka Mayuzumi.
Non mancano neppure le attività per i bambini, come i corsi di origami e quelli di introduzione all‘umami, il quinto sapore.
I prezzi sono piuttosto onesti e ci sono sconti per bambini e studenti al di sotto dei ventisei anni.  
Per concludere, ecco alcuni dati utili.  La Maison è ubicata al 101 bis, quai Branly 75015, Parigi. Il centro è aperto dal martedì al sabato, dalle 12 alle 19; il giovedì sera sino alle 20. I giorni festivi, le domeniche e i lunedì è chiuso, così come dal 1 al 31 agosto. Per avere maggiori informazioni telefonate a 01 44 37 95 01 o visitate http://www.mcjp.fr/.
A questo punto, non posso che augurarmi che qualcuno di voi abbia già fatto il biglietto per Parigi. 😉
[Le foto sono tratte dal sito http://www.mcjp.fr/]

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Per maggio, è prevista l’uscita del romanzo di Ito Ogawa Il ristorante dell’amore ritrovato (traduzione dal giapponese di G. Coci, Neri Pozza, pp. 224, € 15,50). Ad essere sinceri, il nome fa pensare molto a un Harmony, ma, leggendo la trama, si ha più l’impressione di trovarsi davanti ad una sorta di equivalente nipponico di Chocolat.
Per farvi un’idea della storia, vi consiglio di leggere la presentazione dell’editore:

Ringo, una ragazza che lavora come cameriera in un ristorante turco di Tokyo, rientra una sera a casa con l’intenzione di approntare una cena succulenta per il suo fidanzato straniero con il quale convive da un po’.
Con suo sommo sgomento scopre però che la casa è completamente vuota: i mobili spariti, i suoi oggetti scomparsi, il fidanzato svanito nel nulla. L’abbandono del fidanzato e la desolante vista della casa vuota le provocano un trauma così violento da farle perdere la voce.
Disperata, Ringo perviene a una decisione drastica: tornare al villaggio natio, da cui manca da oltre dieci anni.
Nel paesino fra i monti dove vive la madre, che gestisce un piccolo bar, Ringo ritrova a poco a poco i ricordi dell’infanzia e la forza di vivere, soprattutto quando si imbatte in Kuma, un vecchio maestro delle elementari, che le suggerisce di aprire un ristorante, vista la sua passione per la cucina.
Con il denaro prestatole dalla madre, Ringo pensa di aprire il ristorante “Lumachino”, una taverna particolare che ospiterà solo una coppia al giorno e offrirà un menu pensato in base alle caratteristiche degli ospiti di turno.
Dopo circa sei mesi si aprono finalmente i battenti del “Lumachino”: i primi due clienti sono lo stesso Kuma e una vedova del villaggio. Sulla tavola, in un tripudio di colori, odori e bontà senza pari, si alternano piatto gustosissimi che attingono alle cucine più famose: giapponese, italiana, cinese e francese su tutte. L’indomani, la vedova, che vestiva di solito a lutto, passeggia con indosso uno sgargiante cappotto rosso e con un cappello a tesa larga, e il suo atteggiamento schivo ha lasciato spazio a una marcata allegria. La medesima cosa accade a tutti i clienti del ristorante: una ragazza riesce a far innamorare di sè l’ex compagno di classe che l’aveva sempre ignorata, una coppia gay dichiara felicemente al mondo il proprio amore, un arido proprietario terriero si trasforma in un gentiluomo e così via. In breve, la notizia della megia del “Lumachino” si diffonde in tutto il circondario, e il successo è così garantito, poichè tutti vogliono sedersi alla tavola dell’amore ritrovato.

Intitolato Shokudo Katatsumuri, è apparso a febbraio in Giappone il film basato sul romanzo. Interpretato da Kou Shibasaki e Kimiko Yo, due star del cinema giapponese, il film sta ottenendo uno straordinario successo. [qui a lato, una foto della protagonista]

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Ieri, 23 marzo, il grande Akira Kurosawa avrebbe compiuto cento anni. Per ricordarlo, quest’oggi ho scelto una selezione di opere a lui dedicate.
Il primo volume, Akira Kurosawa (ed. Il Castoro, pp. 156, € 11,90) di Aldo Tassoni, il massimo esperto italiano in materia, si propone come una delle migliori monografie in circolazione sul cineasta.
Continuiamo poi con Il cerchio e la spada di Dario Tomasi (lindau, pp. 224, € 19,50), che focalizza la sua attenzione sul celeberrimo I sette samurai, narrando il making of del film e svelando retroscena sulla sua storia.
Concludiamo, infine, citando due racconti di Akutagawa Ryunosuke,
Rashōmon Nel bosco, fonti di ispirazione per il bellissimo film chiamato, appunto, Rashōmon.

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