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Archive for settembre 2009

Ecco l’intero cortometraggio  di Yukio Mishima: buona visione.

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Venerdì 18 settembre, presso l’associazione VersOriente, vicolo Cellini 17, alle ore 18.30, avrà luogo la proiezione, seguita da dibattito, di Yūkoku (憂国) di Mishima. Modera l’incontro Riccardo Rosati (critico cinematografico).
Dal sito dell’associazione:

Come il tenente Takeyama lasciò un biglietto contente la sola frase “Viva le Forze Imperiali” così Mishima lasciò scritto: “La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre”.
SINOSSI
I compagni del Tenente Takeyama sono condannati a morte dopo un fallito colpo di stato. Scelto per eseguire la condanna, il conflitto per Takeyama è tra il restare fedele all’Imperatore e il sentimento di amicizia per i commilitoni. Figlio di samurai, egli sceglie il seppuku come ultima via di fuga.
Anno: 1966
Durata: 29 minuti ca.
Scritto, diretto ed interpretato da: Yukio Mishima
e con: Yoshiko Tsuruoka

Film muto con didascalie in inglese
Unica opera cinematografica diretta da Mishima, questo corto è la versione su pellicola del suo racconto Patriottismo (1961).
Viscerale e profetico, l’artista giapponese mette in scena alcune delle tematiche a lui care: la fedeltà, il codice etico dei samurai, la patria, la violazione del corpo nel momento di massimo splendore.
Trattasi di una opera dichiaratamente teatrale: due attori, lui e la moglie, un solo interno, minimale e austero, riprendendo così la tradizione plurisecolare del teatro Nō. L’aspetto estetico, sempre cruciale in Mishima, si fonde con una storia romantica e appassionata, dove l’amorevole addio dei due coniugi rivela anche un interessante spaccato sul “discorso amoroso” classico nella cultura giapponese.
Un’opera che va letta andando oltre la superficiale patina politica, per poter meglio apprezzare l’universo artistico e culturale di un autore in cui estetica e vita sono indissolubilmente legate.

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… in particolare tratto dall’opera di Murakami Haruki? La domanda è stata posta a <<The Millions>>, uno dei maggiori blog del mondo dedicati ai libri. Il giornalista, Ben Dooley, raccomanda Kokoro di Natsume Soseki, un grande classico della letteratura nipponica, e Norwegian Wood (in Italia, tradotto come Tokyo Blues) di Haruki Murakami, malgrado non ritenga questo autore il più adatto per saperne di più sul Sol Levante. Dooley completa prematuramente il quadro con un’introduzione storica al Giappone, Inventing Japan (1853-1964) di Ian Buruma, e Dogs and Demons di Alex Kerr.
In tutta sincerità, io avrei dato maggiore spazio agli autori nipponici, proponendo, ad esempio, il Libro d’ombra di Tanizaki Yunichiro e, per confrontarsi con un particolare taglio occidentale, il romanzo Stupore e tremori di Amélie Nothomb. E voi, cosa suggerireste a qualcuno in partenza per il Giappone?

* * * * * *
Qui l’articolo di Dooley:

Former Millions contributor Emre writes in with this question:

“I’m flying to Japan on Saturday and, shamefully, have never read Haruki Murakami. I’ll be visiting Tokyo and other destinations for two weeks, what do you recommend I read that’ll be both a good intro to Murakami and teach me something about japan, too?”

coverIf you have your heart set on Murakami, I recommend you start with Norwegian Wood, the bittersweet love story that propelled him to superstardom. It lacks the fantastic elements of much of Murakami’s more popular work, but it contains perhaps the best depiction of modern Japanese life that Murakami has ever written.

To be honest, though, Murakami isn’t a great place to learn about Japan. As much as I like him, he doesn’t have much of interest to say about Japan as a country. His obsession with the West, rather than honing his eye for dissecting his own culture, has led him to cut it out of his stories almost entirely. As a result, Japan never plays a major role in his books. His characters tend to be culturally ambiguous and many of his novels could have just as easily taken place in, I don’t know, Sweden.

coverIf you really want to learn more about what it means to be Japanese, you might consider picking up a copy of Kokoro, by Natsume Soseki. Kokoro is a, perhaps the, great modern Japanese novel (at least most Japanese would tell you that) in much the same way that The Great Gatsby Is a great American novel. Kokoro trades Gatsby’s wit and panache for a solemn melancholy that I, frankly, find off-putting, but it’s unquestionably one of the most “important” Japanese novels, and a great introduction to the soul of modern Japan.

covercoverOn the non-fiction front, I highly recommend Ian Buruma’s Inventing Japan, which provides an excellent, entertaining encapsulation of Japan’s modern history. At a mere 174 pages, you can read it on the plane ride over, and still have time for two terrible movies. For a bleaker take on modern history, you might consider Alex Kerr’s Dogs and Demons, a dystopic look at Japanese bureaucracy and the country’s appalling environmental legacy. It can be a bit of a downer, but it provides an insightful behind-the-scenes look at what makes the country run.

Have a safe trip!

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Solitamente non amo occuparmi di politica e attualità, ma stavolta, dato l’argomento, farò un’eccezione.

La moglie del premier
La moglie del premier

Oggi, infatti, voglio accennarvi all’autobiografia di Miyuki Hatoyama. E chi è costei, direte voi? Miyuki non è altro che la first lady del momento, la moglie di Yukio Hatoyama, appena eletto premier. Cosa avrà allora di tanto speciale la sua storia? A prima vista nulla, si potrebbe pensare, se si esclude il fatto che racconta di aver conosciuto Tom Cruise in un’esistenza passata e di esser stata rapita dagli alieni (“Mentre il mio corpo era addormentato”, scrive Miyuki, “la mia anima salì in cielo su un Ufo a forma di triangolo e arrivò fino a Venere. Era un luogo molto bello ed era molto verde”: cit. da Repubblica, http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/giappone-elezioni/moglie-premier/moglie-premier.html)
Purtroppo, conosco solo il nome inglese dell’opera, Very Strange Things I’ve Encountered; di certo, non si può dire che il titolo sia ingannevole!

Per approfondire la questione : http://www.reuters.com/article/lifestyleMolt/idUSTRE5812DV20090902
http://www.independent.co.uk/news/world/asia/i-have-been-abducted-by-aliens-says-japans-first-lady-1780888.html

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Chiedo venia, ma ho scoperto solo oggi dell’esistenza dell’interessante mostra, L’oriente tra tradizione e innovazione, che si terrà fino al 10 settembre presso la Casa delle Letterature di Roma (grazie a Roberta per la segnalazione e l’invito):

Un'opera di Keitaro Sugihara

La Casa delle Letterature del Comune di Roma dal 26 giugno al 10 settembre 2009 espone una mostra sull’illustrazione giapponese in collaborazione con l’Associazione Culturale Teatrio; un piccolo ma significativo contributo alla conoscenza della figurazione nipponica antica e contemporanea, nella quale gli aspetti tradizionali e quelli innovativi, gli elementi autoctoni e quelli esterni, cinesi, coreani, tibetani o occidentali, si sono sempre intrecciati
La mostra mette a confronto il passato e il presente della grafica giapponese, gli artisti Ukiyo-e ed i contemporanei.
Con il termine Ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante) si intende la produzione artistica di pitture, stampe e libri illustrati rispondente al gusto dei cittadini borghesi di epoca Edo (1603- 1867) Le xilografie esposte, appartenenti alla prestigiosa collezione Contini, sono databili tra il 1803 e il 1860 circa, un momento altissimo dell’Ukiyo-e, e la mostra ne presenta un distillato degli stili, tipologie e tematiche principali attraverso alcuni dei suoi artisti più rappresentativi:
Kitagawa Utamaro (1753- 1806), Hasegawa Sadanobu (1809- 1879) , Utagawa Kunisa (1786- 1865), Utagawa Kuniyoshi (1797- 1861), Utagawa Hiroshige (1797- 1858)

Tra gli illustratori contemporanei il dialogo tra culture disparate è evidente. Le incisioni in bianco e nero di Tomoko Matsumoto, nata ad Osaka e formatasi a Londra, ritraggono il Giappone attuale con la fedeltà e l’obbiettività dell’antropologo; Yuko Shimizu nata a Tokyo, ma vive e lavora a New York, è molto attiva nella grafica pubblicitaria ;da Tokyo a Pasadena, California, Kiuchi Tatsuro ha compiuto il suo percorso da una formazione scientifica ad una carriera artistica ; Hiroyuki Nakamura vive e lavora a Tokyo, il suo approccio all’illustrazione è espressivo, gestuale, all’apparenza spontaneo nell’esecuzione ; Keitaro Sugihara sperimenta diverse strade creative, tra cui spicca il collage ;Osamu Komatsu, vive e lavora a Tokyo, ma è molto amato in Italia ed è un artista difficilmente riconducibile all’universo figurativo dell’Ukiyo-e, così immerso nelle atmosfere poetiche e fantastiche di sapore europeo.

Informazioni

Casa delle Letterature
piazza dell’Orologio, 3
00186 Roma
tel.: +39 (06) 68.13.46.97
fax: +39 (06) 68.30.18.95
Orari della Casa delle Letterature
Dal lunedì al venerdi ore 9:30 – 18:30
(sono frequenti prolungamenti di orario in occasione delle manifestazioni organizzate dalla Casa).

Kiuchi Tatsuro

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Puntualmente, ecco il nuovo, ricchissimo numero di Bonsai e suikei magazine:

(visualizzazione classica a bassa definizione)
http://www.napolibonsaiclub.it/magazine/settembre-09.pdf

(visualizzazione dinamica ad alta definizione)
http://www.calameo.com/books/0000800310d2ec4d8b845

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Iniziamo settembre con una novità sicuramente interessante per gli amanti del grande schermo, Japanese cinema di Paul Duncan e Stuart IV Galbraith, edito dalla Taschen (192 pp.) e disponibile, al momento solo in inglese, a 19,99 €.
Intento degli autori è fornire ai lettori – soprattutto occidentali – una visione  approfondita del panorama cinematografico nipponico, esplorando anche generi e prodotti poco noti fuori dalla madrepatria. La grafica – come per tutti i bellissimi volumi Taschen – è curata e suggestiva; numerose immagini di buona qualità corredano il testo e favoriscono l’immersione in un mondo tanto affascinante quanto spesso misconosciuto.

Alcune pagine del volume

Alcune pagine del volume

Per avere maggiori informazioni, vi consiglio di dare un’occhiata al sito dell’editore.

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